fbpx
g

A Cura della Dott.ssa Elena Gollini 

Il promettente artista Stefano Berardino si cimenta all’interno del connubio vincente Arte e Motori ricalcando la scia di una lunga e articolata tradizione storica, che ha visto spesso unite insieme, con un solido e positivo legame sinergico, la passione artistica e quella per il mondo dei motori. Stefano ripercorre i solchi di questo rapporto stretto e li rivisita in chiave propria, con il proprio sentire e con quella componente emozionale radicata e fortificata dall’esperienza diretta sul campo, che lo porta ad acquisire competenza e autorevolezza in materia. Sceglie come soggetto prediletto dei suoi quadri la mitica Fiat 500 e altre famose macchine d’epoca, da sempre considerate dei modelli di auto versatili e accattivanti, modelli funzionali ed efficienti nelle prestazioni, ma anche dei prototipi adatti a diventare degli esemplari particolarmente gettonati e ricercati dal collezionismo a livello mondiale. La scelta ovviamente non è casuale, ma assolutamente mirata e selettiva. L’auto ricalca per lui molto più di un semplice prodotto da rappresentare e rievocare come un esercizio estetico fine a se stesso o un meccanismo commerciale. È un feedback unico e speciale che lo avvicina e lo stimola a canalizzare il suo vivace e dinamico talento creativo, spingendolo a dare vita ad un circuito pittorico sequenziale di grande pregio simbolico oltre che di ottima qualità di resa tecnica.

Arte e Motori è una chiave metaforica assai ricca di sfumature concettuali, che Stefano in modo più o meno sotteso accoglie dentro il suo personale e distintivo modus dipingendi.

Nelle immagini la narrazione rimanda ai principi portanti del Manifesto Futurista e ai suoi maestri sostenitori, per l’ideale del movimento dinamico, della velocità di spostamento che coincide con l’autonomia e l’indipendenza celebrata nelle opere tipiche del periodo futurista, dove la macchina in quanto mezzo di locomozione fondamentale e indispensabile, diventa il simbolo per antonomasia del desiderio di affrancamento dalla realtà statica e passiva, dettando e scandendo i ritmi sociali e collettivi, all’insegna di uno spirito esistenziale intraprendente e camaleontico.

Inoltre, si ravvisano degli interessanti spunti di riferimento anche con la Pop Art, movimento di grande respiro e ampie vedute, che ha dato risalto a oggetti e figurazioni tipiche del quotidiano e del ménage di vita comune e ordinaria, riproponendoli e rielaborandoli in forma al- ternativa come vere e proprie icone ad arte. La sua immagine di auto- mobile può evocare in modo allusivo tutto il comparto di modelli ad exemplum abitualmente utilizzati dalla Pop Art e può essere accostata in un confronto parallelo alle creazioni di Andy Warhol piuttosto che a quelle di Roy Lichtenstein e di altri esponenti di spicco della Pop Art, che sono entrate a fare parte dell’immaginario collettivo e hanno una valenza comunicativa sempre attuale. Si comprende come Stefano, traslando nel suo fare arte questo coacervo di influssi e tendenze, ottiene una formula espressiva di notevole impatto scenico e di intensa dimensione sostanziale. Ecco dunque che, sfruttando il senso dinamico futurista, le sue macchine si evolvono pur conservando i tratti salienti e le caratteristiche peculiari di sempre e al contempo at- tingendo dalle concezioni tipiche della Pop Art diventano esse stesse opera d’arte nella loro toccante teatralità pittorica, acquistando valore iconico e iconografico, che le rende eteree ed eterne, al di fuori del tempo e dello spazio.

Il linguaggio stilistico di Stefano è fresco e immediato come approccio visivo, fluido e scorrevole nella struttura compositiva. Lo spettatore entra subito in contatto in modo interattivo e compartecipe e si immette dentro l’impianto scenico quasi a immedesimarsi con il potenziale guidatore dell’auto immortalata, come a volerne suggerire la facile e semplice fruibilità, che nella fantasiosa rappresentazione appare davvero accessibile e alla portata di tutti.

È come se Stefano esortasse l’osservatore a farla sua e a viaggiare con la mente verso mete indefinite, quasi sognando ad occhi aperti. I quadri seppur nella loro ordinata e composta pulizia narrativa sono estremamente curati nel minimo dettaglio, con un’idea progettuale a monte che non lascia mai niente alla casuale improvvisazione. Tutto viene orchestrato e concertato con massima dovizia e certosino scrupolo. Ogni fattore concorre a formare un unicum da perfezionare al meglio. Stefano sceglie colori e commistioni di sfumature garbati e sempre ben intrecciati nella varietà tonale. La tavolozza cromatica non è mai aggressiva e conquista l’occhio sensibile per la ricercata e sobria raffinatezza. Ogni opera possiede una grazia insita, che la rende delicatamente affascinante. Il tratto segnico dimostra un’indiscussa capacità nel disegno, che non è mai limitato alla mera descrizione fotografica a se stante, ma trova un profondo fermento di originalità, ricercando una visione pregna di accenti e riflessi diversicati. L’intento è quello di traslare secondo il proprio gusto e la propria predisposizione, offrendo immagini inedite e non semplicemente emulative e copiative.

La suggestione visionaria dell’automobile assume ancora più vigore nella sua completezza evocativa, attraverso la formula plastica conferita con abile e sapiente destrezza. Un plasticismo che nella sua bidimensionalità prospettica lascia emergere appieno la composizione nel suo insieme e genera varie angolature di veduta e di panoramica. Stefano si rende artefice di una pittura giovane e al passo con i tempi attuali, che si distacca e si affranca volutamente dagli stilemi figurativi più tradizionalisti e austeramente accademici e dogmatici, incamerando un modus operandi più frizzante e di libera ispirazione contemporanea, che recupera dal passato ma senza condizionamenti pedissequi. Le proporzioni bilanciate trasferiscono un senso di equilibrio e si rifanno al concetto di bello e di bellezza armoniosa.

Non serve necessariamente la presenza manifesta dell’uomo sulla scena, in quanto arriva comunque la sua ingerenza. L’uomo e l’auto diventano come un tutt’uno, si fondono e assorbono, uno dall’altra, energia e carica vitale.

L’uomo sembra assente dall’impianto figurale ma non lo è mai, anzi è colui che guarda e ammira e rimane ammaliato e attratto, pregustando il momento fatidico e cruciale della guida. Stefano studia e definisce ogni passaggio virtuale, ogni fase di approccio, come ad accompagnarci nel suo amato circuito. Si percepisce tutto il trasporto e la voglia di condividerlo e di continuare a confrontarsi con chi è già nel suo mondo o desidera entrarci ex novo. L’arte di Stefano è aperta a ogni forma di dialogo. È un’arte di incontro e di relazione. Per lui il gesto creativo è come il tendere la mano e trasmettere calore umano.

Ciascun quadro nella sua atmosfera connotativa, è un anello simbolico di congiunzione verso gli altri e il mondo circostante. Per Stefano l’arte deve dare gioia e piacevolezza, deve fare confluire sentimenti positivi e fare da collante sociale. Non avrebbe senso per lui un fare artistico contorto e nebuloso e tanto meno una canalizzazione di significati strani e avulsi dalla realtà e dalla visione del reale. Tutto deve svilupparsi e compiersi in un corollario di messaggi che arrivano dritti al cuore e lo fanno palpitare forte. Proprio come il suo cuore mentre crea e mentre realizza le opere. Arte dell’anima, un’anima votata e de- vota ai motori che non si nutre di falsa e finta demagogia consumistica, ma procede con virtuoso e integerrimo orientamento. Così nasce e prende vita il suo motto trainante. E in suo nome, Stefano cammina e guarda avanti con forte impegno e seria dedizione, ben sapendo che questo percorso articolato gli riserverà ancora tante emozioni e tante occasioni sorprendenti e inaspettate.